La rondine, il canarino e la bambina

“Ti piace la mia fionda nuova?” domanda Andrea a Tommy.

“Sì molto risponde Tommy!” “la proviamo?”

“Sì, vediamo  chi riesce a colpire quella rondine per primo!”

Così,  tiro dopo tiro,  alla fine la rondine cadde ferita.

“Basta grida Lorenza!” andate via mascalzoni, prendersela così, con una piccola rondine!” E corse a soccorrere la rondine.

Lorenza portò la rondine ferita a casa sua per curarla.

Dopo alcuni giorni di cure amorevoli la rondine disse: “grazie Lorenza di avermi salvata da quei bambini cattivi.” Lorenza sbarrò gli occhi dallo stupore e disse: “ma tu parli!” “sì!” Disse la rondine, “Solo con chi mi sa ascoltare!” “Ora ti prego disse la rondine,” io sono guarita, devo volar via dai miei piccoli, apri la finestra, in modo che io possa andarmene."

Ma Lorenza, con gli occhi pieni di lacrime, pregò la rondine di non andarsene: “Io sono sola” “disse:” “Mamma e papà lavorano tutto il giorno e io sono sempre a casa con la nonna, ti prego resta con me."

La rondine si commosse di fronte a due occhi grandi pieni di lacrime, d’altronde la bambina le aveva salvato la vita, allora le disse: “Io resterò con te a patto che tu ogni giorno mi faccia volare dai miei piccoli e poi io tornerò da te!” “certo ripose Lorenza!”

Tra la rondine e la bambina nacque una forte e grande amicizia, fu proprio per il forte legame di quell’amicizia, che la rondine raccontò la sua storia alla bambina.

“: Lorenza tu mi puoi sentir parlare perché sei una bambina buona e generosa, ora ti racconterò la mia storia”.

Ero molto giovane quando morirono i miei genitori, forse fu la giovinezza o l’ingenuità, che mi fecero innamorare di uno splendido canarino e lui di me.

Non passavano giorni che io non andassi nella favolosa terrazza dove lui viveva assieme ai suoi parenti in una gabbia d’orata.

Io sognavo ad occhi aperti il giorno nel quale avrei vissuto in quella gabbia assieme al mio splendido canarino.

Passarono gli anni e io divenni una splendida rondine, finche il canarino mi chiese di sposarlo: “Sì dissi io!” ma i suoi parenti mi si avventarono contro e mi dissero: " oh, oh, sciocchezze tu sei una rondine nera e brutta e non sai neanche cantare, sei mai andata a scuola di canto?” “No,” risposi io, “ma io so volare in alto nel cielo!” Ah, Ah, stupida presuntuosa, a noi non serve saper volare tanto in alto, noi viviamo in una gabbia dove gli umani ci nutrono e ci accudiscono e noi in cambio li deliziamo con il nostro splendido canto!” “ma io amo il vostro canarino” “disse la rondine.” “Vattene via noi non ti vogliamo.”

Io, con il cuore spezzato, volai via, ma il canarino non mi lasciò scappare, “fermati, fermati, ti prego aspettami!” io mi fermai, e strinsi il mio canarino tra le ali, volevo portar con me tutto quel calore.

“Siamo diversi” dissi io, “tu sei un canarino e io una stupida rondine nera!” “No” disse il canarino, “io fuggirò con te e vivremo liberi nel cielo!”

Così fu che vivemmo felici per tanto tempo, quando un giorno io diedi alla luce, due splendide rondinelle, i parenti dei canarini quando seppero il dolce evento ci vennero a trovare.

Io ero tanto felice finalmente anch’io potevo far parte di quella famiglia, ma non era così me ne resi subito conto, quando mostrai loro i piccini.

“Sono neri dissero!”

“Che orrore! noi non ameremo mai delle rondini e poi se ne andarono.”

Io strinsi a me i piccini e dissi: “il mio amore e quello di vostro padre vi basterà,” Le piccole rondini diventarono grandi. Un giorno dissi: “Sapete, io voglio andare a scuola di canto,” “perché?” mi domandarono e io risposi così: “I canarini potranno amarmi se io mi imparerò a cantare”.

Così fu che tornai scuola.

I parenti del canarino quando seppero questo s’infuriarono e dissero: “Basta con tutta questa felicita chiameremo una fata per farle un incantesimo.”

L’incantesimo mi tolse la forza e il coraggio e così ogni giorno che passava, diventavo sempre più spaventata e debole, finche un giorno smisi di andare a scuola di canto “ma cosa mi sta succedendo?” dissi ad alta voce. Una voce alle mie spalle mi rispose, era la voce della fatina che disse: “Ti ho fatto un incantesimo che mi è stato ordinato dai canarini, ti ho tolto il coraggio e la forza!”

Io incominciai ad urlare, tanto forte che il mio urlo diventò un canto disperato e dissi: “Maledetti, che io sia dannata se permetterò al mio cuore di aver pietà di voi, vi auguro che la perfidia e l’ignoranza che è radicata in voi vi si ritorca contro, che strisciate come serpenti e moriate morsi dal vostro stesso veleno.” Il cuore della fata si spezzò nell’udire tanta disperazione: “Povera rondine sola e disperata!” mi disse la fata, “ho inflitto un ulteriore dolore al tuo povero cuore, già tanto provato, ma mi farò perdonare” disse: “da oggi tu canterai come un canarino, ma per udire il tuo canto bisogna avere un cuore grande e generoso” e poi andò via lasciandomi il suo splendido dono.

Ti è piaciuta la mia storia? chiesi alla bambina.

“Sì,” rispose e poi chiese “dimmi, il tuo dolore lo hai dimenticato?"

“No piccola e giovane amica, dimenticare un dolore non si può, ma con il mio canto consolo quei cuori che per troppo odio sono rimasti soli.”

Torella Cristina

Tutte le opere sono riservate da diritti d’autore (OLAF - SIAE) 2003 –2008. Cristina Torella.

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