L’ala
spezzata Com’era fiorita e profumata, quella veranda,
le rose e le margherite, i magnifici gerani erano al massimo del loro splendore
e a contornare il tutto, un mare e un cielo azzurro. Stella, come ogni giorno,
se ne stava su quel rumorosissimo dondolo, il vento le spettinava i capelli, una
meravigliosa chioma rossa, arricciata, mentre le sue gote si colorivano di
fronte ad un sole primaverile. Stella assomigliava molto alla sua nonna materna
e lei rivedeva nella nipote la ragazza che era un tempo. Erano molto legate tra
loro, forse perché non erano simili solo nell’aspetto, ma lo erano dentro
l’anima. Era abitudine per nonna Carla fare biscotti al cioccolato, affermava
che lo zucchero aiutava la concentrazione nello studio. Stella era golosissima
di quei biscotti a forma di cuore, che amorevolmente la nonna le preparava ogni
talvolta che c’era un esame importante da superare. Ora la scuola stava finendo
e Stella aspettava con ansia l’arrivo dell’estate. L’estate arrivò ricca di
colori e di quei tanti rumori di turisti. Le spiagge si riempivano d’ombrelloni
e di bambini, a Stella piaceva la sua casa che si affacciava sul mare, era
innamorata della vita, guardava il mondo con quegli occhi verdi e la lucentezza
che ne usciva illuminavano il cuore di nonna Carla. Un cuore ormai stanco, per
una vita fatta di sofferenza e di dolore, sì perché nonna Carla, in un tragico
incidente automobilistico, perse la sua unica adorata figlia e il genero, i
genitori di Stella. Stella era piccola quando ciò accadde e interpretò la morte
dei genitori come solo una bambina di tre anni può fare. Lei chiese spaventata
alla nonna di non andarsene anche lei in cielo e piangendo si strinsero e si
promisero di non lasciarsi mai.
Tutte le sere nonna Carla leggeva la sua bibbia insieme a Stella e quando la
ragazza si addormentava la nonna le faceva il segno della croce, le rimboccava
le coperte e le dava i famosi tre baci, il suo e quello dei suoi genitori. Era
luglio e Stella riprese a lavorare in quel ristorante, quei soldi aiutavano lei
e la nonna a superare i lunghi inverni. Il ristorante era gestito da una
distinta signora e dal marito, entrambi erano molto legati a Stella e come
potevano non amarla! Lei, oltre ad essere dotata di una bellezza celestiale, era
una ragazza altruista sempre pronta ad aiutare tutti. Felice e spensierata con i
suoi vent’anni e i tanti sogni da realizzare. Sognava anche lei come tutte le
ragazze di quell’età un principe che arrivasse al galoppo di un cavallo bianco
per condurla nel suo splendido castello. Faceva molto caldo quel giorno sotto la
veranda, Stella si mise il costume verde, che tanto piaceva alla nonna, un
cappellino di paglia in testa e andò a camminare sulla spiaggia. La sabbia era
bollente quel pomeriggio, lei andò in riva al mare a rinfrescarsi i piedi e fu
sulla riva che vide una bambina che giocava con il padre, un bellissimo uomo sui
trent’anni dal fascino latino, rimase a fissarli per ore, non poteva distogliere
lo sguardo, era incantata nel vedere quanto amore c’era tra loro. Dopo osservò
la bambina, le andò vicino e vide che orribile scherzo la natura le aveva fatto,
la bambina era senza una mano. Stella storse subito lo sguardo, ma la bambina le
si avvicinò e le chiese: “Vuoi venire a giocare con noi?” “si”! Rispose e
giocarono tutti e tre fino a sera. Si era fatto molto tardi, e Stella corse a
lavoro, con la promessa che l’indomani si sarebbero incontrati per stare ancora
assieme.
Nonna Carla aspettava sempre Stella dopo il lavoro sulla veranda, era loro
abitudine raccontarsi la giornata e quella sera Stella raccontò tutto alla
nonna, di quella meravigliosa bambina dall’ala spezzata. Faticò a addormentarsi
quella notte, ripensava a quella bambina e a suo padre. Il giorno successivo
Stella ritornò sulla spiaggia e li rivide, giocarono ma poi la curiosità di
Stella fu grande e chiese al padre il perché di quella manina. L’uomo vide in
Stella la persona pulita e trasparente che era, raccontò a lei la sua storia,
come se si conoscessero da sempre. Sara, sua figlia era nata senza una mano, la
madre non aveva mai accettato questa diversità e aveva abbandonato entrambi.
Stella si commosse sentendo questa storia, strinse forte l’uomo e disse: “E'
solo un passerotto dall’ala spezzata, come si fa a non amarla?” “La vita è
strana, la diversità spaventa!” rispose lui. “Come ti chiami?” le chiese
“Stella!” e tu? “Gerry!”. “Ciao Gerry a domani!” e andò via. I giorni passarono
e Stella era sempre più innamorata di Gerry e di Sara e loro di lei. Nel
frattempo anche nonna Carla conobbe la bambina e suo padre, parecchie volte
avevano cenato insieme, la nonna sapeva in cuor suo che Gerry avrebbe ben presto
portato via Stella da lei. Quella lunga estate stava finendo, Gerry e Sara
dovettero partire per tornare in città. Era difficile dirsi addio, di fronte a
quel traghetto che li avrebbe portati lontano da lei. Gerry la strinse tra le
sue possenti braccia e si scambiarono un lungo e tenerissimo bacio. “Come faccio
a lasciarti!” disse lui, “io e la piccola Sara non possiamo vivere senza di te,”
si presero tutti e tre per mano e andarono verso casa da nonna Carla. La nonna
li vide arrivare. La bambina le corse incontro entusiasta di raccontarle della
sua nuova famiglia. Per Gerry e Stella la giornata non era ancora finita,
avevano ancora molte cose da dirsi e tante tenerezze da scambiarsi. Giunse il
tramonto e su quella splendida spiaggia fecero l’amore, era la prima volta per
Stella. Lei, ragazza all’antica come sempre le aveva detto la nonna, l’amore va
fatto anche con il cuore e così fu. Quanta passione e intensità in quei baci, si
gettarono sulla sabbia e si esplorarono più intimamente. Fu tutto così irreale
per Stella, il suo sogno si stava realizzando, Gerry era il principe che stava
aspettando. La veranda sul mare ardeva non solo per i suoi fiori ma per l’inizio
di un grande amore.
Cristina